Adesso il sindaco di Lampedusa chiede aiuto a Salvini: “Qui troppi migranti”

Serena Pizzi – Evidentemente, il comportamento delle navi Sea Watch 3 e di Alex sta scatenando qualche malumore, anche nei più convinti sostenitori di “apriamo i porti”.

Forse, più in generale, le ong che si comportano come meglio credono stanno stancando un po’ tutti. E questo vale anche per il sindaco di Lampedusa, Salvatore Martello. Il primo cittadino, infatti, fino a qualche settimana fa diceva con fermezza che “se qualcuno sta per annegare mica gli dici che non lo aiuti perché c’è il decreto”. Ma non solo. Faceva il passo più lungo della gamba sostenendo che “in mare non esistono circolari e se c’è bisogno io chiedo di entrare e tu mi devi fare entrare. Basta, il porto è aperto, non ci sono cannoni puntati”.

Ecco, queste sono le parole che Salvatore Martello, che da sempre si definisce “uomo di sinistra”, aveva pronunciato quando a marzo la nave della ong italiana Mediterranea Saving Humans aveva recuperato al largo della Libia 49 migranti. Il ministro dell’Interno italiano si era messo di traverso, mentre il primo cittadino di Lampedusa spalancava le porte. Il solito braccio di ferro, quindi.

Ora, dopo il caso della capitana di Sea Watch 3 e di Alex, anche quell'”uomo di sinistra” sembra aver cambiato idea. O meglio, evidenzia una situazione di difficoltà: “L’hotspot di Lampedusa è al collasso, ci sono oltre duecento persone. Cento persone in più del previsto. Il Viminale ci aiuti”. Risulterà strano, ma a dirlo è stato proprio Salvatore Martello all’Adnkronos all’indomani dell’attracco della nave Alex. Non solo, quindi, un ammettere una palese difficoltà, ma anche una richiesta di aiuto. A chi? Proprio al suo peggio “nemico”: Matteo Salvini. Proprio quel Matteo Salvini che critica da mesi.

“La capienza (nell’hotspot, ndr) è di 97 persone – conclude il primo cittadino di Lampedusa – pure i poliziotti hanno dovuto lasciare gli alloggi per fare spazio”. Insomma, la Sea Watch 3 ha fatto il bello e cattivo tempo. Alex pure. E ora tutta quella sinistra dei porti aperti non sa più come comportarsi. E cosa fa? Lancia appelli, appelli velati dalle solite critiche: “Il malessere nell’isola? Colpa di Salvini che fa diventare un caso eccezionale lo sbarco di piccoli gruppi ogni volta che c’è di mezzo una ong. In questo modo fa crescere all’esterno la sensazione che siamo sotto assedio e qui da noi monta la tensione per il clima ingiustificato che si crea. Qui gli sbarchi non si sono mai fermati, altro che porti chiusi. Questa situazione sta esasperando il clima, sta portando a una mistificazione della realtà. Io l’ho sempre detto e lo ripeto: Lampedusa è un’isola che, per sua stessa collocazione geografica, ha una vocazione naturale all’accoglienza. E da parte nostra non si negherà mai un aiuto a chi è in difficoltà e ha bisogno di soccorso. Ma parallelamente a tutto questo non si può abbandonare l’isola a se stessa, non si può giocare con i lampedusani e non si può – e non si deve in alcun modo – continuare a sfruttare il disagio dei nostri concittadini per puro calcolo politico o elettorale”.

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