Sanzioni dure, sequestro della barca e arresto del capitano: ecco perché Mediterranea non vuole andare a Malta

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Di Angelo Scarano – Il patto tra Malta e Italia sulla gestione dei migranti potrebbe inguaiare (e non poco) la Alex. La barca dell’ong Mediterranea che si trova a poche miglia nautiche da Lampedusa, ha chiesto ancora oggi un porto per lo sbarco in Italia. Richiesta sonoramente rifiutata dal Viminale che ha imposto il “blocco” alla barca umanitaria col divieto di ingresso nella acque territoriali italiane.

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Una mossa che prrò, come nel caso della Sea Watch, potrebbe non bastaare ad evitare l’attracco a Lampedusa. Malta ha più volte ribadito la sua disponibilità per fare attraccare la Alex, ma l’equipaggio della barca sostiene che una traversata fino a La Valletta è impossibile. Il braccio di ferro continua ma il patto tra Italia e Malta potrebbe cambiare molte cose e spiegare i motivi del rifiuto di Alex di far rotta su La Valletta. In caso di attracco a Malta la nave, secondo le dure leggi maltesi, verrebbe immediatamente sequestrata e il capitano potrebbe finire in manette come già accaduto in passato con la Lifeline che arrivò nel porto di La Valletta con 234 migranti.

Il Viminale vorrebbe sfruttare le leggi maltesi per evitare un caso Sea Watch bis. In Italia spesso i magistrati dissequestrano le navi delle ong dopo le verifiche in fase di indagine. Terminati i controlli puntualmente la nave torna in mare. La stessa cosa non accade a Malta.Salvini non vuole una nuova irruzione nel porto di Lampedusa che possa poi concludersi, coem nel caso della Rackete, con una decisione del Gip che riconosce il diritto di poter forzare un blocco imposto dal ministero degli Interni a una nave con migranti a bordo. La reticenza della Alex a far rotta su Malta potrebbe dunque essere spiegata in questo modo. La barca della ong dei centro sociali potrebbe scontrarsi con norme ben più severe e difficilmente ribaltabili da un colpo di spugna di un magistrato di turno. E l’ong ha fatto sentire la sua voce su questo punto: “All’insensatezza di farci arrivare a più di 90 miglia da qui quando siamo a 12 miglia dal porto sicuro di Lampedusa che per diritto è quello che ci spetterebbe poichè era il più vicino al luogo del soccorso che abbiamo effettuato, si aggiunge questa sequela di atti vessatori incomprensibili che appaiono finalizzati solo alla volontà politica di attuare una vendetta su di noi”. Il timore che a Malta possa “finire male” c’è. E la Alex ora si prepara a forzare il blocco del Viminale.

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