La Germania provoca gli italiani: “Cambiate linea e aprite i porti alle Ong con i migranti”

Di Andrea Indini – È ancora una volta da Berlino che si alzano le più feroci critiche all’Italia. Alla richiesta di una presa di responsabilità, il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer ha replicato a Matteo Salvini a “cambiare linea” sull’immigrazione e a “riaprire i porti” italiane alle navi delle ong cariche di clandestini.

Di queste almeno un paio (la Sea Watch e la Sea Eye) hanno sede in Germania e dovrebbe essere la Germania stessa a farsene carico e a prendere provvedimenti quando infrangono le leggi internazionali come nel caso della capitana Carola Rackete. Ma Angela Merkel ha sempre nicchiato, preferendo piuttosto fare la ramanzina al nostro governo per blocca gli ingressi illegali.

Nella lettera inviata ieri a Seehofer (qui il documento integrale), Salvini invitava il governo tedesco a prendere in carico la navigazione della “Alan Kurdi”, la nave della Sea Eye che da ieri sera sta puntando verso il porto di Lampedusa. D’altra parte il quadro normativo in vigore prevede che lo Stato di bandiera sia responsabile delle operazioni in mare e dell’individuazione di un approdo per la nave. “Qualsiasi eventuale deterioramento della situazione a bordo – faceva notare il vice premier leghista – non potrà non ricadere nell’esclusiva responsabilità dello Stato di bandiera e del Comandante e dell’equipaggio della Alan Kurdi”. A Berlino, però, si sono voltati dall’altra parte facendo finta di non vedere la gravità della situazione. E, se da una parte si sono detti disponibili a farsi carico di parte dei disperati recuperati dall’ong tedesca, dall’altra sono tornati ad attaccare duramente il governo italiano e in particolar modo l’inquilino del Viminale.

Pur riconoscendo “gli sforzi compiuti dal governo italiano” nella “soluzione della situazione dei migranti“ e nel “miglioramento della situazione umanitaria nel Mediterraneo”, nella lettera, a cui l’agenzia Adnkronos ha avuto accesso, Seehofer ha prima rinfacciato a Salvini di aver beneficiato, “in passato”, della “solidarietà degli Stati membri europei”, poi gli ha suggerito di tener conto dei “nostri condivisi valori cristiani”. Per il ministro dell’Interno tedesco, “non deve fare alcuna differenza quale organizzazione” compia il salvataggio di migranti nel Mediterraneo, non conta “sotto quale bandiera stia navigando” un’imbarcazione o “se l’equipaggio di una nave o una ong provenga dalla Germania, dall’Italia o da un altro paese membro” dell’Union europea. Peccato che, quando la polizia tedesca metta le mani sui “dublinanti”, gli extracomunitari che secondo le regole europee devono rientrare nei Paesi di primo approdo, li rispedisce in fretta e furia in Italia. Nel 2018 ce ne ha rimandati indietro quasi 3mila, mentre quest’anno siamo già a 857.

Tuttavia, mentre i suoi ministri continuano a fare la predica al nostro Paese, la Merkel deve tenere a bada le critiche del Paese per la gestione dei migranti in Germania. E non solo per i “dublinanti” rispediti in Italia “storditi e sedati” a bordo dei voli charter. Nelle ultime ore sono finiti nel mirino anche i “centri di ancoraggio”, una delle novità di Seehofer che è sempre stato apertamente ostile alla “politica delle porte aperte” della cancelliera. Previsti dal contratto di coalizione dell’alleanza di governo, i centri attivi sono attualmente sette e si trovano tutti in Baviera, ma a detta del titolare dell’Interno dovrebbero diventare un modello per tutta la Germania: il progetto è di realizzarne almeno quaranta. Il loro compito è accorciare il più possibile i tempi di espulsione dei migranti, facendo ripartire il prima possibile chi non ha ottenuto il diritto d’asilo. Eppure, quando si tratta dell’Italia, Seehofer in prima linea a invitare Salvini a “riaprire i porti italiani”.

Per il governo Merkel, la Germania e l’Italia dovrebbero “riuscire a trovare risposte europee alla sfida della situazione migratoria nel Mediterraneo”. Ma fino qui Berlino non ha mai fatto la propria parte. Quando si tratta di ripedirceli indietro, sono velocissimi a chiudere le pratiche. Per questo all’assurda richiesta di Seehofer, Salvini ha risposto con un secco “assolutamente no” e lo ha invitatato a “ritirare la bandiera tedesca a navi che aiutano trafficanti e scafisti” e a “rimpatriare i loro cittadini che ignorano le leggi italiane”. Fino ad allora parlare di collaborazione per risolvere l’emergenza migranti, rischia di essere fuorviante.

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