Expo 2015, condannato a 6 mesi di carcere il sindaco PD Beppe Sala

Di Luca Fazzo – Lo fece solo per fare in fretta, per portare avanti la macchina di Expo che era in drammatico ritardo sui tempi di marcia. Ma nel maggio 2012, quando firmò un verbale truccato per sostituire due commissari di una gara d’appalto, Beppe Sala commise un reato: e il “fin di bene” non lo giustifica. Oggi il tribunale di Milano ha condannato il sindaco del capoluogo lombardo a sei mesi di carcere per falso ideologico, sostituti con quarantacinquemila euro di multa. È una condanna che non impedisce a Sala di restare al suo posto, e che verrà comunque cancellata dalla prescrizione del reato che scatta nel prossimo autunno. Ma è comunque una macchia di cui il sindaco avrebbe fatto volentieri a meno, e che condizionerà in qualche modo il suo futuro: sia che intenda restare a Milano, sia che voglia affrontare orizzonti più ampi.

Sala si era fatto interrogare in aula, e oggi era presente alle ultime arringhe e alla lettura della sentenza. Confidava in un esito diverso, ed è apparso inevitabilmente turbato.
Il problema della incompatibilità di due membri della commissione di appalto per la cosiddetta piastra, l’opera più importante di Expo, era emerso all’improvviso, quando i lavori della commissione erano già iniziati. Per non ripartire da zero, lo staff di Expo elaborò la soluzione di una nuova nomina con la data vecchia. Una soluzione che i difensori del sindaco hanno definito oggi in aula “assolutamente sballata”, che il sindaco avrebbe avallato con la sua firma senza neanche rendersene conto. Ma nel tribunale ha evidentemente fatto breccia la tesi del sostituto procuratore generale Massimo Gaballo, secondo cui “si farebbe un torto alla intelligenza e alla esperienza manageriale del dottor Sala” ipotizzando che il pasticcio gli sia passato sotto gli occhi senza che se ne rendesse conto. Della possibilità di escogitare il trucco si era discusso a tutti i livelli di Expo. E quando nelle intercettazioni i legali dello staff dicono che il via libera finale è stato dato dal triumvirato, si riferiscono indubbiamente al terzetto dei massimi dirigenti, a partire dall’amministratore delegato Sala.

Che il falso non abbia danneggiato nessuno lo ha riconosciuto la stessa pubblica accusa, che per Sala ha chiesto il minimo della pena dando atto del modesto disvalore del suo comportamento. Ma un falso resta un falso, anche commesso a fin di bene. Per smontare questa tesi, a Sala non resta che una strada, cioè rinunciare alla prescrizione e affrontare un processo d’appello. Ma è una scelta che lo lascerebbe comunque a bagnomaria per molto tempo, portando avanti ancora una vicenda processuale durata già troppo a lungo.

Leggi la notizia su Il Giornale

Potrebbero interessarti anche...

Privacy Policy