Il giudice “salva” la Rackete: l’arresto non viene convalidato. Furia di Salvini

Di Chiara Sarra – Come previsto, il giudice ha “salvato” Carola Rackete: dopo quasi 24 ore dall’interrogatorio il gip di Agrigento, Alessandra Vella, non ha infatti convalidato l’arresto per la capitana della Sea Watch 3 che la notte tra venerdì e sabato scorso, con una manovra avventata, ha forzato il blocco e ha attraccato al porto di Lampedusa imponendo all’Italia di far sbarcare i 40 migranti a bordo.

Secondo il giudice non è stato commmesso il reato di resistenza e violenza a nave da guerra, mentre il reato di resistenza a pubblico ufficiale è stato giustificato da una “scriminante” legata all’avere agito “all’adempimento di un dovere”, quello di salvare vite umane in mare. Inoltre la scelta del porto di Lampedusa non sarebbe stato strumentale – sempre a detta della toga -, ma obbligatoria perchè i porti dell Libia e della Tunisia non sono stati ritenuti porti sicuri. Per questo la capitana tedesca è stata liberata dai domiciliari.

Per lei, però, sarebbe già pronto il decreto di espulsione, come ha annunicato Matteo Salvini. “Per la magistratura italiana ignorare le leggi e speronare una motovedetta della Guardia di Finanza non sono motivi sufficienti per andare in galera”, ha detto il ministro dell’Interno, “Nessun problema: per la comandante criminale Carola Rackete è pronto un provvedimento per rispedirla nel suo Paese perché pericolosa per la sicurezza nazionale”. La “ricca fuorilegge”, quindi tornerà presto in Germania, “dove non sarebbero così tolleranti con una italiana che dovesse attentare alla vita di poliziotti tedeschi”, ha assicurato ancora il vicepremier: “L’Italia ha rialzato la testa: siamo orgogliosi di difendere il nostro Paese e di essere diversi da altri leaderini europei che pensano di poterci trattare ancora come una loro colonia. La pacchia è finita“.

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