Gad Lerner torna in Rai. Ed è subito una valanga di attacchi e insulti contro la Lega

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Di Paolo Bracalini – Torna Gad Lerner in Rai e sembra magicamente di essere tornati nel 1991, quando conduceva sempre su RaiTre Profondo Nord per raccontare il nuovo preoccupante fenomeno razzista-eversivo della allora Lega di Bossi e Miglio. Sono passati 28 anni e rieccolo in onda, nella «Rai del cambiamento» gialloverde (ma RaiTre è sempre di un’altra tonalità), lo stesso identico Lerner con la stessa identica diagnosi sulla Lega: un partito neonazista votato dalle «classi subalterne», il popolo becero con poca cultura e il reddito basso, come lo chiama l’ex giornalista di Lotta Continua rifacendosi al lessico marxista, con in più una punta di disprezzo.

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La tesi ha comunque un suo pubblico se la prima puntata di L’Approdo, anche grazie al lancio ottenuto dalla rissa verbale con Salvini («Il cambiamento in Rai è Gad Lerner? La Rai dica quanto costa», «Salvini usa l’olio di ricino digitale»), ha raccolto 1 milione e 174mila spettatori, con share del 7,4%.

Nello studio già dalla scenografia antileghista (un barcone sullo sfondo), si processa la Lega ma la condanna è già scritta, con il conduttore che aizza i due ospiti per confermare l’analogia tra leghismo e fascismo. La «difesa» è affidata a Marco Tarchi, studioso delle destre europee non certo filoleghista, ma la spalla principale del conduttore è Luciano Canfora, esimio storico e filologo politicamente molto a sinistra (candidato dei Comunisti Italiani al Parlamento europeo nel ’99) che quando si riferisce agli esponenti del partito di Salvini usa l’espressione «questi signori».

Più che un dibattito è una sessione di boxe dove il sacco per l’allenamento è la Lega, pestata mescolando immagini recenti e vecchissime, servizi di archivio sulla Lega secessionista, i giuramenti padani e i congressi di 30 anni fa, perché la tesi è che «terroni» o «negri» che siano, sempre di leghisti razzisti si tratta. Viene riesumato persino Francesco Speroni, intervistato a Legnano sotto il monumento di Alberto da Giussano per sostenere meglio l’assunto di Lerner (i leghisti non sono cambiati, sono sempre i soliti xenofobi ignoranti). «Le analogie sono evidenti no?» incalza il giornalista servendo l’assist a Canfora che tira al volo: «Sì è un abbassamento di livello spaventoso, un vuoto di contenuti, un linguaggio volgare».

Ma a Lerner non basta, bisogna menare più forte: «Ci accontentiamo di definirlo un linguaggio volgare?». Tarchi prova a soddisfare la sete di sangue del conduttore: «È un linguaggio che si parla quando si va dal barbiere, che si usa quando si gioca a carte bevendo vino in qualche bar di paese». Meglio, ma non basta. Infatti la scaletta procede con il parallelismo tra Lega e nazisti: «Ecco uno striscione dietro Matteo Salvini in piazza Duomo, si additano i nemici: banchieri e barconi». «È una involontaria allusione nazionalsocialismo tedesco che individuò nei banchieri ebrei e nel proletario politicizzato il nemico da battere. Magari loro non ci arrivano, ma è un collegamento viscerale» spiega Canfora.

«Il giudeo bolscevico!» esulta Lerner, elettrizzato dal paragone tra leghisti e SS, poi sviluppato anche in quello tra Salvini e il Duce prendendo a pretesto il cartello di un tale in una piazza. Cos’è, se non razzismo? «Il razzismo (dei leghisti, ndr) è una malattia mentale» Dal 1991 gli spettatori vengono piombati direttamente agli anni ’30. Apprezza il Pd con Michele Anzaldi («Questo è servizio pubblico»). Ma Lerner, in piena mania di persecuzione, contesta pure quello: «Non dimentico quando attaccava RaiTre per avermi affidato la trasmissione #IslamItalia e adduceva fra le motivazioni la perla seguente: Lerner per giunta è ebreo. La lottizzazione fa male alla Rai». Detto da un giornalista non di parte

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