Ecco l’ultima moda dei buonisti. Selfie e giubbotto dei migranti

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Una “moda” social subito sposata da diversi esponenti del mondo buonista di casa nostra. Sindaci, giornalisti e attivisti delle ong. L’intento di “Orange Vest Movement” è uno solo: “Evitare la criminalizzazione delle Ong”. E già nella presentazioni gli obiettivi sono molto chiari: “Siamo Orange Vest Movement, e ci impegniamo a combattere con tutte le nostre forze chiunque consideri un atto di solidarietà un crimine umano. Siamo un movimento salva gente, partorito da una comunità internazionale che crede che ogni persona meriti di essere salvata.

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Indossare l’Orange Vest significa non restare indifferenti alle migliaia di morti nel Mediterraneo Centrale. Abbiamo bisogno di te affinché sempre più gente lo indossi e sempre meno gente venga lasciata morire in mare, in questa assurda campagna di criminalizzazione delle Ong”. Tra i “testimonial” di questa nuova iniziativa pro-migranti ci sono alcuni cronisti come ad esempio Abbate e Ruotolo. Lirio Abbate postando la foto sui social ha affermato: “Indosso Orange Vest perché davanti alle tragedie in mare non si può restare fermi e in silenzio.

Occorre lanciarsi e scuotere tutto ciò che ci circonda per salvare bambini donne e uomini che tendono la mano in cerca di aiuto. Lo facciamo perché siamo umani… Indossatelo anche voi”. Ma il capofila è certamente il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando: “Indosso Orange Vest per restare umani. Questo lo splendido, semplice invito rivolto a tutti noi da Vittorio Arrigoni e fatto proprio da migliaia di uomini e donne che di fronte alla violenza e all’indifferenza hanno scelto di essere e restare umani. E questi giubbotti che salvano vite, salvano anche noi, la nostra umanità, la nostra possibilità di restare umani”. E Orange Vest Moviment sostiene proprio l’Ong Mediterranea Saving Humans che recentemente, ignorando gli ordini della Guardia di Finanza, ha portato 49 migranti a Lampedusa. leggi la notizia su ilgiornale

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