Mare Jonio, così l’Ong ha ottenuto i soldi. L’ira dei correntisti su Banca Etica

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Di Giuseppe De Lorenzo – Era il cinque ottobre del 2018 quando Mediterranea Saving Humansannunciò urbi e orbi di aver trovato una nave. “Lo abbiamo fatto dopo un’estate in cui il governo italiano ha mosso una guerra senza quartiere contro le migrazioni e contro le Ong“, scriveva la piattaforma di associazioni dedita alla “disobbedienza morale”. Pochi mesi dopo, Mare Jonio è al centro delle polemiche per aver recuperato 40 migranti al largo delle coste libiche. Il salto di qualità è stato rapido e ora molti si chiedono: come ha fatto a “mettere in mare” un natante così costoso?

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Di soldi per simili operazioni ne servono parecchi. Tenere in acque internazionali un’imbarcazione attrezzata “perché possa svolgere un’azione di monitoraggio e di eventuale soccorso” non è cosa da poco, tanto che Mediterranea ha dovuto chiedere ben 460mila euro di finanziamento “nella forma tecnica di scoperto di conto corrente“. Per ottenerlo le varie associazioni (dall’Arci ai centri sociali) si sono aggrappate al salvagente di Banca Etica, l’istituto che fonda la sua attività sull’”uso responsabile del denaro”. Per Mediterranea non ha solo elargito i fondi necessari alla ristrutturazione della nave, ma “supporta inoltre le attività di crowdfunding” e ha “svolto attività di tutoraggio per gli aspetti economici dell’intera operazione“.

Per ripianare il debito (garantito da garanzie personali prestate da alcuni parlamentari), la Mare Jonio si basa sulle donazioni dei suoi supporter e al momento il contatore segna 589mila euro raccolti. Con 25 euro si può sostenere mezzo miglio di navigazione, con 100 si arriva fino a due miglia. I 2853 sostenitori hanno dunque quasi permesso a Mediterranea di rientrare del prestito di Banca Etica, che ha messo a disposizione anche il network di crowfunding “produzioni dal basso“. I progetti in corso e conclusi sono i più disparati (dalla ricostruzione post sisma all’agriturismo sociale), ma quella più ricca è certamente la raccolta fondi di Mediterranea.

La decisione della Banca Etica di sostenere l’Ong, però, ha fatto storcere il naso a non pochi soci e correntisti. “Mi spiace molto ma non sono per nulla d’accordo con questo tipo di finanziamenti – scrive Paolo sul sito – avreste dovuto almeno metterlo ai voti e vedere se la maggioranza dei soci era d’accordo o meno, davvero una grande delusione“. Bruno, invece, in qualità di “correntista di vecchia data e piccolissimo azionista” ha espresso la sua “totale disapprovazione per questa decisione“. E ancora: “Come correntista considero questo finanziamento estremamente rischioso. Come cittadino lo considero una scelta politica“, scrive Gian Paolo. Laura insiste: “Non trovo corretto esporre i correntisti e i soci a rischi il cui presupposto è ideologico. La banca non è un ente caritatevole. Se il crowdfunding era ritenuto sufficiente a finanziare il progetto, se ne dovevano attendere gli esiti“. Per Antonluigi, invece, sarebbe stato più “coerente” con lo scopo della banca “generare valore nei paesi di partenza” anziché prestare soldi a Mediterranea. “Mi pare un’iniziativa politica, non economica – conclude l’utente – Se Banca Etica vuole cominciare a fare politica lo dica chiaramente. Io e mia moglie, correntisti e azionisti, faremo le nostre valutazioni“.

Banca Etica, travolta dai commenti negativi, si è vista costretta a rispondere singolarmente agli utenti contrari all’iniziativa. Non sembra, però, voler fare passi indietro. “Questa operazione – dice – è in linea con quei valori che ci hanno portato in questi anni a finanziare, per circa 70 milioni di euro complessivi, centinaia di realtà che operano per un’accoglienza degna nel nostro paese“. Ma c’è chi è pronto a “chiudere al più presto il conto“. Ed è certo che “non sarà l’ultimo“.

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