L’allarme della guardia costiera libica “Se tornano le Ong aumentano gli sbarchi in Italia”

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Prende ancora una volta posizione contro la presenza delle navi Ong la Guardia Costiera libica, impegnata nelle ultime settimane in alcune operazioni di salvataggio in mare di migranti a bordi di barconi partiti dalla Tripolitania. Non è la prima volta che questo accade: già in passato l’assenza di navi delle Ong nel Mediterraneo da Tripoli viene vista con sollievo. In tanti, tra i vertici della guardia costiera del paese nordafricano, mettono in relazione la presenza dei mezzi delle organizzazioni non governative con l’impennata delle partenze dei barconi. 

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“Se tornano le Ong aumentano gli sbarchi in Italia” 

Questa volta a ribadire la posizione della guardia costiera della Libia, è il comandante delle motovedette di Tripoli Abu Ajila Abdelbari. Lo fa in un’intervista rilasciata su SpecialeLibia a Vanessa Tomassini: “La ragione principale per la diminuzione del numero di migranti e di arrivi è rappresentata dal fatto che le Ong sono fuori dai giochi”, afferma il comandante. Parole nette e dirette verso quello che, secondo i vertici della marina libica, rappresenta la causa principale del problema: “Se le Ong dovessero tornare ad operare in mare, e soprattutto in acque libiche – prosegue Abdelbari – Assisteremo ad un aumento sproporzionato delle partenze, nonché di migranti sulle coste libiche”. 

Il motivo è presto detto: “I migranti sanno che compiere il viaggio via mare su piccoli gommoni è difficile, ma qualora percepissero che c’è di nuovo una chance, anche tutte le persone straniere che oggi stanno lavorando in Libia proveranno a raggiungere l’Italia”, tuona ancora Abdelbari. Dunque secondo i militari fedeli al governo guidato dal consiglio presidenziale di Tripoli, la mancanza delle navi Ong nel Mediterraneo è un deterrente ed un freno alle partenze. Al contrario, il viaggio verso le coste siciliane verrebbe percepito come molto più semplice e dunque in migliaia tornerebbero ad affollare i porti di partenza dei gommoni. Scafisti ed organizzatori della tratta dei migranti non aspetterebbero altro, secondo i comandanti della Guardia Costiera libica. Molti migranti provenienti soprattutto dall’Africa sub sahariana rimangono in Libia, dove è molto alta la richiesta di manodopera.

Ma non appena c’è la possibilità di qualche “spiraglio”, dovuto all’allentamento dei controlli delle forze che controllano il territorio in Tripolitania oppure, per l’appunto, al ritorno delle Ong in acque libiche, allora in tanti penserebbero ad una possibile traversata del canale di Sicilia. 

La situazione in Libia sul fronte del contrasto all’immigrazione

Nello scorso mese di gennaio i contrasti interni a Tripoli e le tensioni tra alcuni membri del governo e le più integerrime milizie di Misurata, sono tra i principali fattori di una lieve impennata delle partenze dalla Libia. In particolare, i contrasti politici e militari causano un allentamento dei controlli lungo le coste ed un aumento delle attività di scafisti e contrabbandieri. Non a caso si parte da città quali Garabulli Khoms, non lontane da Misurata e già da tempo al centro delle rotte mediterranee dei migranti. Ma in Tripolitania si parte anche dalle zone al confine con la Tunisia e da Sabrata. 

Al contrario degli anni passati però, la Guardia Costiera libica sembra messa nelle condizioni di intervenire. Diversi i salvataggi effettuati dalle autorità di Tripoli negli ultimi mesi. Il miglioramento della qualità dei mezzi in dotazione e l’addestramento, operato anche in parte dall’Italia, degli uomini negli ultimi mesi sta dando i suoi frutti. Ovviamente però, è bene considerare il fatto che la pressione migratoria rispetto al 2017 è anche diminuita: in caso di nuova emergenza, difficilmente la Guardia Costiera libica può essere nelle condizioni di gestire da sola il problema. Innegabili però i passi in avanti, decisivi per prevenire nuovi sbarchi lungo le coste italiane. 

In Cirenaica invece non si registrano partenze. Lì dove il generale Haftar controlla con il suo esercito il territorio, le rotte migratorie sembrano interrotte. Del resto, uno degli obiettivi dell’uomo forte della Cirenaica è quello di mostrarsi quale caposaldo nella lotta al terrorismo ed ai trafficanti di esseri umani. Non a caso uno degli obiettivi di Haftar non appena i suoi uomini riescono a mettere piede, grazie all’operazione lanciata a gennaio, nel Fezzan è quello di arrivare al controllo lungo le frontiere meridionali. È da lì che transitano le carovane dei migranti provenienti dal Sahel, è lì che i trafficanti di esseri umani fanno affare e gestiscono il flusso che porta poi centinaia di persone verso le coste. Se Haftar riesce a dimostrare che con il suo intervento anche gli accessi verso la Libia da parte dei migranti risultano ridimensionati, allora il generale può vantare un’altra carta importante da giocarsi sui vari tavoli negoziali dei prossimi mesi. occhidellaguerra

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