Il tempo è scaduto: scatta la nuova tassa sull’auto. Chi pagherà fino a 1.600 euro in più

Ci siamo. Da domani, sull’ acquisto di auto nuove, scatta l’ ecotassafortissimamente voluta dal vicepremier Di Maio. Il tributo non colpisce minimamente l’ emissione di polveri sottili o benzene, gli inquinanti che fanno scattare i blocchi alla circolazione nei grandi centri urbani.

Nel mirino ci sono le emissioni di Co2, l’ anidride carbonica, uno dei gas serra ritenuti responsabili del cambiamento climatico.
Nella versione definitiva l’ ecotassa scatta da 161 grammi di anidride carbonica emessa per chilometro.

Fortunatamente sono state cancellate le fasce di emissioni inferiori, inizialmente previste, che avrebbero comportato un prelievo praticamente generalizzato, anche a carico delle utilitarie il cui prezzo di listino si colloca sotto i 10mila euro.

Nonostante le correzioni apportate nel corso della maratona di fine anno per approvare la Legge di bilancio, sono cadute nelle maglie della nuova imposta anche automobili tutt’ altro che di lusso, con cilindrate e prezzi di listino non particolarmente elevati, anzi.

La loro unica «colpa» è quella di trovarsi al di sopra della fatidica soglia dei 160 grammi-chilometro di Co2. È il caso, ad esempio, della Fiat 500 L che nella versione Cross, 1.360 centimetri cubici di cilindrata, emette 161 grammi di anidride carbonica. E per questo paga 1.100 euro di malus, su un prezzo di listino pari a 21.550 euro. Il 5,1% in più.

Meccanismo iniquo – Per avere un’ idea sulla iniquità del nuovo balzello, chi decidesse invece di acquistare una Porsche Panamera 2.9 Sport Turismo che a listino costa 127.081 euro, pagherebbe 2.500 euro aggiuntivi, che rappresentano il 2% dell’ importo. Ma la 500 L è in buona compagnia.

Perfino sulla Dacia Lodgy Stepway, in vendita a 14.900 euro (che ha lo stesso livello di emissioni) scatterebbe il prelievo aggiuntivo di 1.100 euro, con il prezzo aumentato a 16mila euro e un’ incidenza del malus addirittura del 7,4%. Non va meglio alla Giulietta 1.4 Turbo dell’ Alfa Romeo, alla Opel Mokka X Ecotec e alla Ford Kuga Eco B 1.5.

Penalizzato perfino il nuovo fuoristrada a 4 ruote motrici della Suzuki, il Jimni 1.5 che a listino costa 24mila euro e subisce pure lui il rincaro di 1.100 euro.

Il paradosso della nuova norma è che, a fronte del prelievo su automobili che sono tutto fuorché di lusso, vengono invece risparmiate gamme di veicoli ben più costosi. Ecco qualche esempio. Della Serie 7 Bmw, che conta in tutto undici versioni, con prezzi di listino da 96.200 a 181.300 euro, soltanto tre motorizzazioni sono soggette al malus. Situazione analoga per la Classe C della Mercedes: su 128 modelli a listino, con prezzi variabili da 38.000 a 117.000 euro circa, appena 12 ricadono nel campo di applicazione del tributo.

Graziata del tutto, invece, la Peugeot: sulle centinaia di modelli e versioni diverse commercializzati nel nostro Paese, non uno è toccato dalla nuova misura.

Vale la pena di ricordare che l’ imposta riguarda soltanto le le immatricolazioni di auto nuove, a partire dal 1° marzo, domani. Escluse, invece, le compravendite di veicoli usati e pure le vetture a chilometri zero. Il prelievo è stato modulato su quattro diverse fasce di emissioni. Da 161 fino a 175 grammi-chilometro di anidride carbonica si pagano 1.100 euro. Da 176 a 200 g/km la tassa è di 1.600 euro e arriva a 2.000 euro per le automobili con emissioni dai 201 ai 250 grammi di Co2. Oltre questa soglia si paga indistintamente 2.500 euro, l’ importo massimo previsto.

È previsto invece un bonus per l’ acquisto di veicoli elettrici o ibridi con emissioni fino a 20 grammi-chilometro di Co2: 4mila euro, che diventano 6mila in caso di rottamazione di un’ auto vecchia.

di Attilio Barbierihttp://liberoquotidiano

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