Umberto Smaila ricorda le vittime delle Foibe e attacca “i salotti buonisti”

Roma, 8 feb – Non si può certo dire che sia “l’uomo della folla”, raccontato da Edgar Allan Poe nel suo omonimo racconto. Umberto Smaila, icona del brulicante mondo dello spettacolo e sulla cresta dell’onda da tempo immemore, si è sempre espresso con la schiettezza tipica di chi non cerca un consenso omologato. E quando, nel 2017, lo “accusarono” di essere fascista, così rispose: “Me ne frego: basta con i vecchi tabù!”. Da allora ad oggi, l’Umberto nazionale è rimasto fedele alla sua irriverenza paciona.

Intervistato dal direttore di “Cultura Identità” Edoardo Sylos Labini, presso il FRECCIALounge della stazione centrale di Milano, Smaila ha parlato di musica e famiglia, foibe e salotti radical chic. Panoramica composita e interessante, delineata alla perfezione da uno Smaila disinvolto. “Il 10 febbraio – ricorda il direttore del neonato mensile- è un anniversario molto importante. Una pagina della storia italiana per 50 anni cancellata, l’anniversario delle foibe…”: pagina vergognosa e disumana, viva nel ricordo dell’intervistato. “Sono legato a tutto ciò che riguarda il Quarnaro, la terra dei miei genitori entrambi nati a Fiume. Ho legami strettissimi con la città, un cugino di mio padre venne infoibato perché voleva che Fiume diventasse città autonoma”, racconta Smaila.

Nato però a Verona, luogo che porta nel cuore, proprio perché i genitori furono costretti ad abbandonare i luoghi natii. “Nel 1919 – prosegue lo showman – avrei fatto il cantastorie” . E qui parte l’elogio all’amatissimo Vate: “Gabriele D’Annunzio ha inventato il nome Rinascente, l’amaro Unicum…era anche un pubblicitario: insomma, un genio assoluto!”. Edoardo Sylos Labini, riapre un capitolo che ha visto Umberto Smaila oggetto di critichi feroci. Le solite polemiche sterili di femministe rabbiose ed intellighenzia sinistra: “I salotti buonisti ormai stanno finendo. ‘Colpo grosso’ con la sua nazional popolarità, ha sdoganato tutte le remore. Programma che viene, tuttora, mandato in onda”.

Il padre di quella trasmissione così controversa ma pur sempre antesignana, ricorda pure quando Libia e Albania si sintonizzavano sulle frequenze italiane proprio per seguire le “Ragazze cin cin”. Crollava il regime feroce di Enver Hoxha e gli albanesi si liberavano da un soggiogo anche di costume: una rivoluzione, quindi, tra il serio e il faceto. Un viaggio fra passato e presente, fra storia dimenticata e tuttora profanata a suon di critiche e censure. Ancora una volta, Umberto Smaila si rivela un pensatore libero, mai banale e senza peli sulla lingua.

Chiara Soldani ilprimatonazionale


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