“Le foibe non furono un genocidio, ma giuste ritorsioni di guerra” lo sputo del comunista Rizzo su migliaia di vittime dei partigiani rossi

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Alla fine, all’alba del Giorno del Ricordo, anche il Partito Comunista di Marco Rizzo si è unito al vergognoso carrozzone dei revisionisti-censori che nei giorni scorsi hanno fatto a gara per infangare la memoria di coloro che morirono nelle Foibe massacrati per mano dei partigiani titini. Dal convegno negazionista di Alghero quello di Parma passando per le dichiarazioni dell’Anpi di Rovigo e gli sfregi vandalici a Ramelli e Norma Cossetto: mancavano giusto all’appello le dichiarazioni di Rizzo e soci a completare il quadro.

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“Capovolgimento della realtà”

Così ieri mattina accusava un post sulla pagina Facebook del Partito Comunista: “Si avvicina il #giornodelricordo del 10 febbraio e come ogni anno si aggiunge qualche elemento per la falsificazione storica degli avvenimenti del confine orientale. Vent’anni di revisionismo hanno prodotto il totale capovolgimento della realtà storica, grazie allo sconvoglimento e alla decontestualizzazione dei fatti, a una lievitazione dei numeri del tutto arbitraria e priva di criteri”. La reprimenda continua puntando il dito verso l’Italia rea di essersi “autoassolta dalle proprie responsabilità di guerra durante il fascismo”, lamentando il fatto che  “i comunisti, il movimento partigiano e le forze popolari che combatterono per la liberazione dell’Europa vengono equiparati ai nazi-fascisti”. 

Il commento di Rizzo

Andando poi sul sito ufficiale del partito, si trova anche un comunicato con un commento dello stesso Rizzo, il quale sostiene che le Foibe non possono “definirsi genocidio, nè pulizia etnica”, prendendosela con chi “alimenta il mito del ‘buon italiano’, utile alla propaganda nazionalista anche per l’oggi”. Il segretario minimizza insomma i crimini dei titini riducendoli “episodi di giustizia sommaria e rappresaglie, per quanto brutali, però assai comuni durante la guerra, e nella maggior parte in risposta ai crimini perpetrati dalla colonizzazione fascista”. Non perde l’occasione per una stoccata al film Red Land, trasmesso ieri sera su Rai3, bollandolo come sceneggiato privo “di reale riscontro storico”, una delle tante “narrazioni tossiche” che “nobilita la falsificazione storica”


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