La Cei contro il governo: “Accogliere i migranti? Obbligo morale di ogni cristiano”

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Il Belpaese dovrebbe distinguersi e chiedere all’Ue di estendere l’utilizzo dei corridoi umanitari per i migranti.

La Comunità di Sant’Egidio, che nel frattempo ha lanciato Demos, una lista locale che potrebbe essere presto traslata sul piano nazionale, magari nel “partito dei cattolici”, pungola l’esecutivo italiano sulla gestione dei fenomeni migratori, domandando di “duplicare o comunque di ampliare i corridoi umanitari, aperti per la prima volta in Italia all’inizio del 2016”. Lo riporta l’Adnkronos. La realtà fondata alla fine degli anni 60′ da Andrea Riccardipunta a fare leva sull’umanitarismo, che sarebbe tipico della nostra storia nazionale. Per l’attivismo cristiano – cattolico è una fase molto concitata. Il movimento laicale citato, la Conferenza episcopale italiana, le Acli, l’Azione Cattolica, i “preti di strada” – come i missionari comboniani – , ma pure la Chiesa valdese, una parte consistente dell’episcopato, almeno quello progressista, e la Federazione Evangelica: sembrano tutti impegnati ad alzare il tiro nei confronti delle politiche restrittive promosse dal ministro Matteo Salvini. L’ecumenismo, insomma, passa pure dal contrasto politico al sovranismo.

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Mons. Bruno Forte ha da poco invitato i cattolici a sbarrare il simbolo di chi accoglie, evitando consegnare le sorti della nostra nazione nelle mani delle formazioni populiste. Il vescovo abruzzese ha lanciato un monito in vista delle elezioni europee. La riproposizione dell’appello ai “Liberi e Forti” di don Luigi Sturzo sta producendo i primi effetti. E gli accorati appelli finiscono per essere inseriti all’interno di documenti ufficiali. Qualche giorno fa, era stato il dicastero vaticano presieduto dal cardinale Turkson a sostenere che la “linea dura”, in realtà, favorisce per paradosso la tratta degli esseri umani. Il documento pubblicato oggi da alcune delle sigle evidenziate promuove la medesima visione delle cose: “Mentre si cerca il consenso europeo su queste misure – si legge – , occorre garantire il soccorso in mare, che non può ridursi a una politica di respingimenti o di semplici chiusure. I migranti non possono essere vittime tre volte: delle persecuzioni, di chi li detiene in campi che, come varie volte attestato dall’Onu, non tutelano i diritti umani essenziali e di chi li respinge in quegli stessi campi e in quelle umiliazioni”. Chiudere i porti, per farla breve, significherebbe condannare coloro che tentano di raggiungere le nostre coste a una sorte tanto tragica quanto scontata. E un cristiano – sostengono i sottoscrittori di quest’ennesimo documento – non può rassegnarsi a fare del Mediterraneo un cimitero della contemporaneità, come lo chiama papa Francesco.

Qualcosa, intanto, si muove pure in campo politico. Proprio ieri abbiamo riportato la voce secondo cui, per poter declinare queste istanze all’interno di un vero e proprio cartello elettorale, si starebbe pensando al ritorno in campo di Enrico Letta e al battesimo – seppur da esterno – di Romano Prodi. I “Liberi e Forti” di oggi, quelli chiamati a difendere i migranti promuovendo l’accoglienza, sarebbero stati individuati tra le fila di coloro che hanno fatto parte de L’Ulivo.

Con fonte Il Giornale

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