Matrimoni fittizi con italiani per evitare le espulsioni dei clandestini: intercettazioni inchiodano il sindaco di Riace

Il sindaco di Riace Domenico Lucano,  organizzava matrimoni combinati tra immigrati clandestini e italiani compiacenti per evitare le espulsioni. Intercettazioni choc inchiodano il sindaco pro invasione islamica.

Organizzava matrimoni combinati tra straniere e residenti per favorire l’immigrazione clandestina.  Intercettazioni choc per Domenico Lucano, che pur di accogliere illegalmente, arrivava a fare il “mezzano”. Eppure era osannato da Saviano, ammirato – come si evince dalla foto – da Laura Boldrini. tutti i fautori dell’accoglienza lo consideravano un mito. Ecco come avveniva il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina da parte del sindaco di Riace, ora agli arresti domiciliari.

Secondo quanto riferisce la nota del procuratore di Locri Luigi D’Alessio sono «particolarmente significativi» i dialoghi intercettati dalla Guardia di Finanza. Ad esempio, la procura riferisce di uno di questi dialoghi in cui Lucano sottolinea: «Analizziamo la sua situazione sul piano giuridico. Oggi lei è una diniegata per tre volte, lei non può fare più una commissione, non è più una ricorrente, se è come dice lei che è stata diniegata per tre volte non c’è una quarta possibilità, lei ha solo la possibilità di ritornare in Nigeria però … fammi andare avanti … sai qual è secondo me l’unica strada percorribile, volendo spremere le meningi, che lei si sposa! Io sono responsabile dell’ufficio anagrafe, il matrimonio te lo faccio immediatamente… con un cittadino italiano».

«Lei dica che è libera…»

Ancora: «Mi fa un atto notorio dove dice che è libera di poter contrarre matrimonio – prosegue nella conversazione – e siccome è una richiedente asilo non vado ad esaminare i suoi documenti perché ovviamente uno che è in fuga dalle guerre non ha documenti con lei e mi basta una sua dichiarazione, un atto notorio… dovremmo chiedere all’ambasciata ma mi basta un’autocertificazione dove mi dice che lei è libera».

Con fonte Il Secolo D’Italia

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